Plastificatrice o laminatrice: cosa scegliere? Guida al confronto, dettagli e differenze, prezzi

Tutti i giorni abbiamo a che fare con documenti di ogni tipo: carte, foto, biglietti da visita, cataloghi e qualsiasi altro materiale prevalentemente cartaceo.

L’unico modo per preservarli dall’usura e dalla mano del tempo è plastificarli.

Lo sanno bene studenti, casalinghe e impiegati che ormai non possono più fare a meno di queste macchinette miracolose e salva-spazio in grado di proteggere, irrobustire e nobilitare ogni tipo di documento, disegno, pagina o immagine.

Plastificatrice Vs laminatrice: chi ha detto che sono uguali?

Quando ci si appresta all’acquisto di uno strumento atto a plastificare documenti o fotografie di ogni tipo ci si trova a un bivio: plastificatrice o laminatrice? Quale conviene acquistare fra le due?

Innanzitutto, occorre partire da una premessa: non tutti sanno che la plastificatrice è altra cosa dalla laminatrice o laminatore, anche se in inglese il sostantivo per tradurre la parola ‘plastificatrice’ è ‘laminator‘ e anche in Italia sono in tanti a usare questi termini come sinonimi.

In realtà, come dicevamo, laminatore e plastificatrice non sono la stessa cosa, anche se il risultato è analogo.

Per sgombrare il campo da equivoci va subito messo in chiaro che, nonostante entrambe le macchine siano utilizzate per plastificare fogli ed altri supporti, varia il funzionamento e i materiali di utilizzo.

Differenze

La differenza sostanziale tra plastificatrice e laminatrice consiste nella lavorazione, che avviene a caldo nelle plastificatrici e a freddo nelle laminatrici.

Ciò comporta un sistema operativo molto diverso, che per quanto riguarda le laminatrici è molto più elementare e basico.

Si tratta, infatti, di un procedimento che consiste nel pressare il foglio per mezzo di rulli la cui azione di schiacciamento fa aderire alla pagina un film o pouche plastificante.

A caldo e a freddo

Più in dettaglio, le laminatrici, conosciute anche come plastificatrici a freddo, constano di calandre, ossia di rulli particolarmente pesanti che pressano una pellicola adesiva facendola aderire al foglio da laminare.

Diversamente, le plastificatrici a caldo sfruttano il potere del calore per fondere delle particolari lamine di diversi spessori, misurabili in micron, che si ‘squagliano’ col calore, fondendosi col foglio.

La pellicola o busta in cui viene racchiusa la pagina, più che aderire si attacca al materiale trattato con la forza di un collante che, una volta raffreddato, lo rinforza e indurisce, lasciando nella maggior parte dei casi un effetto lucido che caratterizza soprattutto documenti di identità, tessere di riconoscimento, ma anche depliant, brochure, mappe o altri lavori a sfondo didattico, hobbistico o professionale.

Pro e contro

Sebbene sul mercato vengano spesso confuse, abbiamo visto che plastificatrice e laminatrice non sono affatto sinonimi, ma riguardano macchinari con funzionamenti e procedimenti diversi anche se si prefiggono obiettivi similari.

Quello che non cambia, infatti, è il risultato finale, tanto che si parla in entrambi i casi di plastificazione a caldo e a freddo, riferita rispettivamente alla plastificatrice e alla laminatrice standard.

Nell’uno e nell’altro caso sono da rilevare pro e contro, elencati nella seguente tabella:

 Plastificatrici a caldoLaminatrici a freddo
Pro– Si prestano alla plastificazione di grosse quantità e grandi formati
– Fondono la colla delle pouches ottenendo migliori risultati
– Se ne consiglia l’uso in uffici e aziende che prevedono alti volumi produttivi
– Consigliate per la laminazione di materiali e tessuti che si deteriorano a contatto con le alte temperature
– I modelli manuali sono a consumo zero
– Adatte ad essere usate anche dai bambini
Contro– Funzionando a caldo se ne sconsiglia l’uso in presenza di bambini
– Essendo elettriche comportano maggiori consumi energetici
– Più adatte per usi saltuari e occasionali
– Non raggiungono la qualità adesiva delle plastificatrici a caldo

Diversi metodi di lavorazione

Ma cosa cambia, in pratica, nell’uso di una plastificatrice o laminatrice?

Il metodo, innanzitutto, che prende le mosse da due diversi procedimenti.

Per plastificazione si intende il rivestimento di un materiale con una pellicola o busta plastica (pouche) al fine di accrescerne la rigidità e durata nel tempo.

Trattandosi di un sistema a caldo, la colla si fonde per effetto del calore e indurisce il supporto rendendolo più resistente e duro al tatto.

Nel caso della laminazione, invece, si applica un film adesivo (poliestere, Pvc…) o liquido su un supporto per proteggerlo da eventuali macchie o graffi, conferendo allo stesso una patina lucida o opaca a seconda delle preferenze e del tipo di pellicola utilizzata.

Mentre nella plastificatrice assistiamo a un processo a caldo di fusione della colla o plastica di cui si compone la pouche, nelle laminatrici l’iter si affida alla sola pressione del rullo che fa aderire la pellicola adesiva al documento o foto da laminare, in modo prevalentemente  manuale e senza il ricorso all’elettricità.

Proprio per questo motivo, la laminazione a freddo è più economica della plastificazione a caldo, in quanto non richiede l’utilizzo di fonti energetiche, ma c’è da dire che le pouches per laminatrici sono generalmente più costose.

In commercio è possibile reperire un’infinità di plastificatrici e laminatrici che rende la scelta assortita, ma anche più complessa, soprattutto per i neofiti.

Quale conviene?

Di fatto, le plastificatrici a caldo sono macchine automatiche o semi-automatiche più costose delle laminatrici a freddo.

Richiedono, infatti, un investimento iniziale più cospicuo, ma a volte necessario soprattutto se si cerca una macchina per usi lavorativi.

Al contrario, l’acquisto di una laminatrice a freddo conviene se si prevede di farne un uso saltuario e amatoriale, tenendo conto che la laminazione a freddo non può competere con le tecnologie delle plastificatrici a caldo anche in termini di risultati.

Infatti, i documenti laminati a freddo sono destinati a un’usura precoce e a rovinarsi prima di quelli trattati con le plastificatrici a caldo che, per quanto più costose, fanno guadagnare a lungo andare in qualità, velocità e resa.

Top di gamma a confronto

Ora che ne sapete di più, siete orientati all’acquisto di una plastificatrice o di una laminatrice?

Se ancora non avete le idee ben chiare, vi proponiamo per agevolarvi nella scelta di qualche top di gamma sia nel settore delle plastificatrici a caldo che delle laminatrici a freddo.

Per quanto riguarda queste  ultime, se volete una macchina performante ma al tempo stesso semplice e adatta anche per usi domestici, potete optare per le laminatrici della gamma Flexa, macchinari dal funzionamento elementare che, tuttavia, adempiono con dignità al loro compito.

Se, invece, cercate laminatrici a freddo più professionali, fra i brand più in voga vi proponiamo Neolt o GBC, anche se i prezzi dei modelli più avanzati di questi marchi lievitano abbondantemente sopra i mille euro.

Nel campo delle plastificatrici a caldo domina il mercato Plastitech, un brand che produce macchine a bobina per plastificazioni a caldo su uno o entrambi i lati del supporto da trattare.

Dotate di sistema di raccolta liner e riavvolgitori posteriore per stoccare le stampe plastificate, le plastificatrici Plastitech si prestano al trattamento non solo di documenti cartacei e fotografici, ma anche di poster, manifesti e pannelli.

Sono una giornalista pubblicista dal cuore ‘etrusco’ ma vivo a Spoleto per scelta e per amore. Scrivo e leggo da sempre, con una spiccata curiosità per l’attualità, il mondo della comunicazione e la tecnologia che ha rivoluzionato il mercato.

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